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La domenica al centro commerciale

La domenica al centro commerciale

15 ottobre 2012 - Personali - #storie vere  #vita vissuta 
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- "Che pensi?"-


-"Non penso niente."-


Non pensano mai niente le donne, eppure riescono sempre a farti incazzare. Vanno in visibilio per queste cose. La domenica è un giorno  veramente immorale. Le domeniche d'Agosto, campionato fermo, son anche peggiori. Sabato sera anonimo, fumo, alcool, alcool e fumo; la solita maldicevole compagnia.Mal di testa, 4 del pomeriggio ancora nel letto. Il vetro della finestra con la serranda semi calata ti divide da una città morta, morta almeno quanto te, morto finchè lei ti dice: "Andiamo a farci un giro?". Silenzio. Ti alzi e barcollante arrivi al bagno, ti tieni con una mano al muro dopo aver alzato la tavoletta, mira impeccabile! Pisci in terra. Si incazzerà. Non è un problema ti godi il momento. La mattina la tua natura ti ricorda di essere uomo, le erezioni mattutune son le piu' cocciute, ma è meglio parlare di risvegli; visto che son già le 4 di un'altra giornata abulica. Torni in camera, lei ti guarda e insiste con una voce che somiglia ad un gesso sulla lavagna - "Allora andiamo a farci un giro??".


E' questione di un attimo.


Le sono addosso, la bacio con rabbia. Non porta le mutandine, la sfioro sotto, è bagnata. Non mi eccita sono eccitato di mio. La giro e la sua sottanina sale, restano i glutei all'aria, mmh non è male. Uno schiocco, poi un altro più secco. La penetro mentre mi godo il rossore delle sue natiche. E' tutto dentro. Spinta. Seconda spinta. Terza. Mi stacco, mi chino e la bacio sul sesso umido, aperto, sto per penetrarla ancora e mi accorgo della sua sveglia sul comodino, mi urta quel ticchettio. Son distratto, non centro il buco. Lei sussulta, me lo prendo in mano sono di nuovo nella fica. Arde. Presso e spingo il mio pungolo nella parte sua più intima, cazzo voglio entrarti nell'anima! Adesso non la sento nemmeno piu' guaire, non sento più nulla. Accelero i colpi, forse le faccio male, non importa. Le mie mani le cingono la vita, oramai sei mia. Eccomi, sto arrivando. Annaffio con cura la mia piccola Orchidea. Forse ho urlato, non lo so, lo sperma è copioso e sgorga fuori, scivola veloce lungo l'interno coscia e bagna le lenzuola. E' caldo. Mi stacco e mi sdraio, con la testa leggera. Chiudo gli occhi, sospiro. 


-"Mi hai scopata..."-


-"Non t'è piaciuto?"- Cazzo, risposta sbagliata.


Si volta scattosa verso di me, ma io cauto resto con gli occhi chiusi.


-"Ah, adesso mi scopi?"-


-"Se non lo faccio io, lo farà un'altro; almeno io ti apprezzo"- Quando uno cerca di restare calmo a tutti i costi genera attorno a sè la situazione inversa.


-"Quando ci siamo conosciuti non eri così..era tutto diverso, eri innamorato.."-


Questo è il momento in cui dovrei stare zitto, io lo so, e invece.. -"Già lo ero, ed ora non lo sono più; e credi che sia mia la colpa?"- E la palla colpisce i birilli, è strike!


-" No non lo è, tu ami te stessa. Non ami me. Ami le tue abitudini e resti con me per questo, ma che sono io per te?! Sono un oggetto atto a scandire la noia delle tue giornate tediose, le nostre!"-


-" Non è così, sei uno stronzo! "-


Finiscila li non continuare o farai danni, niente.. -" Già, stronzo a star con te, non sposteresti nemmeno il parrucchiere per me..."-


-" E' vile dire questo da parte tua.."-


-" Vile tanto quanto vero, quindi..."-


-" Quindi che?.. Forza parla!"-


-" Quindi è finita..."-


E' questione di attimi la vita, quelli storti ti mandano a puttane l'esistenza.


Così torni in camera e ti affacci alla finestra, ti senti distante dal mondo; sei nella tua bolla. Da dietro senti lei che insiste -" Dai allora andiamo a farci un giro?"-


Ed è questione di un attimo...


Dopo due ore da quell'attimo starai maledicendo l'inventore dei centri commerciali.

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